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Introduzione

Negli ultimi anni sempre più persone fanno ricorso alla fitomedicina (o in maniera simile fitoterapia). Il termine fitomedicina, a nostro parere, esprime meglio il concetto di una scienza, branca della medicina ufficiale e non medicina alternativa, che utilizza piante medicinali i cui estratti (detti fitomedicine o fitomedicamenti), titolati e standardizzati con moderne tecnologie, hanno caratteristiche e proprietà perfettamente sovrapponibili a qualsiasi altro farmaco ed i cui effetti sono studiati in base alle evidenze scientifiche.

In Italia le persone che hanno dichiarato di aver fatto uso di fitomedicine sono passate dal 3.6% del 1991 al 4,8% del 1999 per poi stabilizzarsi al 3,7% del 2005 (Fonte: Indagini ISTAT “Condizione di salute e ricorso ai servizi sanitari 1999-2000" e "Le terapie non convenzionali in Italia - Anno 2005"), ma sul finire di questo decennio si sta assistendo ad un netto incremento di questa percentuale; in Europa dai 5,5 miliardi di euro spesi nel 1995 per i fitomedicinali si è arrivati ai 7 miliardi nel 2001 con una previsione di raggiungere i 10 miliardi nel 2010.

Negli Stati Uniti il ricorso alle fitomedicine (o herbs in termine anglosassone), ha assunto proporzioni notevoli tanto da spingere l’FDA (Food and Drug Administration) e l’NIH (National Institute of Health) a prendere le dovute contromisure istituendo organismi e commissioni apposite per lo studio ed il controllo del consumo dei fitomedicinali.

D’altra parte anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha riconosciuto l’uso terapeutico delle piante medicinali come parte integrante della terapia medica e ne ha sollecitato lo studio chimico, farmacologico e clinico. Senza entrare nello specifico delle motivazioni che spingono milioni di persone a scegliere di curarsi con le fitomedicine, il problema reale è che spesso si utilizzano i fitomedicinali (sostanze farmacologiche attive a tutti gli effetti con indicazioni, controindicazioni ed effetti collaterali), in maniera impropria sia perché è ancora radicato in molti il concetto che “tanto sono erbe e non fanno male”, sia perché in Italia così come in molti altri paesi nel mondo, non esiste una normativa o una legge specifica che regoli la materia (negli USA ne esiste una dal 1994).

Nel nostro paese la maggior parte delle fitomedicine sono prodotte e commercializzate sotto forma di integratori alimentari secondo il D.L. n.111-92, e questo contribuisce a fare confusione e a minimizzare i possibili rischi derivanti dall’uso improprio di esse. Sono state presentate in Parlamento diverse proposte di legge per regolamentare la fitomedicina, ma nessuna di esse è divenuta legge.

E’ diffusissima l’autoprescrizione e raramente i medici vengono informati dai pazienti che si trovano a curare dell’utilizzo di fitomedicamenti; una indagine condotta in Europa ha messo in evidenza che 7 pazienti su 10 non comunicano al proprio medico curante l’utilizzo di fitomedicine (Fonte: La professione, mensile FNOMCeO, Dic.99). Recentemente l’Istituto Superiore di Sanità italiano  ha iniziato a condurre indagini sui prodotti più venduti in Italia contenenti fitomedicine ed ha iniziato programmi di ricerca per la valutazione e lo studio dei fitomedicinali.

 


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